Sotto Torchio - 28 Luglio 2022

Elezioni 2022, Marattin (IV): “La partita è tra populisti ‘chiusuristi’ e ‘aperturisti’ liberali”

Per l’approfondimento quotidiano a Sotto Torchio su Riformista Tv il deputato di Italia Viva Luigi Marattin, intervistato da Aldo Torchiaro.

Subito, se il parlamentare si aspettasse una fine così improvvisa del governo Draghi e della legislatura: “La temevo, considerandola una legislatura nata sotto il segno del populismo. Le elezioni del 2018 sono state vinte da partiti populisti. Il 51 per cento e forse oltre era populista, con danni enormi nella prima parte della legislatura. Con Draghi il segno è stato diverso ma ovviamente il Parlamento è stato sempre lo stesso. Quelle stesse forze poi hanno provato ad ottenere qualche punto nei sondaggi. I populisti guardano solo a quello”.

Se la quadra raggiunta sui collegi uninominali all’interno del centrodestra costringa il centrosinistra ed il mondo della sinistra a prendere una decisione netta, Marattin: “La posizione più netta è quella che ha più possibilità di convincere gli italiani. Ho qualche dubbio che a convincere gli italiani sia un insieme di persone che la pensa diversamente su tutto. Questo è il tempo di proposte politiche chiare agli italiani”.

Sulle chance per Italia Viva di ritornare in Parlamento, con quale rappresentanza e associandosi con chi: “Posso soltanto fare auspici – spiega Marattin – Gli spazi si riducono per tutti tranne che per Fratelli d’Italia, l’unico partito non solo in ascesa nei sondaggi ma che parte da una posizione molto bassa, l’ultima volta prese il 4 percento”.
“Ovviamente – prosegue – la riduzione del numero di parlamentari riduce gli spazi per tutti. Tuttavia credo che Italia Viva debba farsi promotrice di una proposta politica chiara. Se questa proposta politica chiara può essere in una coalizione bene. Se non può essere in una coalizione, magari perché mi trovo in una coalizione con persone che pensano l’opposto sul 95 per cento delle cose, allora tanto vale una proposta politica costruita soli ma con tutti i cittadini che corrono a darci una mano”.

Sul profilo di Carlo Calenda: “Penso sia un politico che sia sui contenuti, sia sui temi, ha il coraggio. Ha dei difetti come tutti noi, ma lo stimo molto”.

Se sia possibile un polo riformista con Calenda e Bonino: “E’ quello che personalmente auspico. Credo sarebbe la soluzione migliore. Non so se ci saranno le condizioni. Ognuno è responsabile delle proprie scelte. Il mio giudizio positivo su queste personalità rimarrebbe”.

La discussione vira sulla possibilità che la crisi e caduta del governo siano stati determinati più a Mosca che a Roma: “È chiaro che è inquietante quello che è venuto fuori questa mattina in aula. Sia Gennaro Migliore (IV) che Lia Quartapelle (Pd) hanno chiesto un’immediata chiarezza perché qui non si scherza. Dobbiamo capire che cosa è successo. Chiediamo agli organismi della nostra intelligence, che tra l’altro sono composti da eccellenti professionisti, se è vero quello che la stampa racconta questa mattina. Ed è altrettanto evidente che è sicuramente un fatto, in questi anni abbiamo avuto interferenze russe in vari gangli del mondo occidentale, dalle elezioni americane del 2013, al referendum italiano nel 2016, alla campagna delle presidenziali di Macron nel 2017, abbiamo arrestato in Italia un ufficiale dell’aeronautica Walter Biot compromesso con i russi. Ci fu un arresto a Napoli di un ufficiale Nato. Dobbiamo capire fino a che punto l’influenza si è spinta. Cose come quelle di stamattina gettano un’ombra molto inquietante che è giusto dissipare subito”.

Argomento 5 Stelle. Se, riprendendo la previsione di Matteo Renzi, dopo Draghi si dimetterà anche Conte: “Se rimanesse anche uno solo, sarebbe comunque uno di troppo. Perché hanno provocato danni inenarrabili a questo Paese, inenarrabili nelle scelte che hanno fatto, nelle nomine che hanno fatto, nel messaggio che hanno fatto passare. Cioè che noi saremmo stati più democratici prendendo la gente per strada e mettendola a fare i ministri. Nel messaggio la competenza era sospetta. I primi espulsi che hanno fatto erano quelli che sapevano le cose. Per il resto Matteo Renzi si riconferma la mente più lucida della politica italiana perché aveva previsto tempo fa anche questo”.
Dunque perché il Pd ha pompato all’inverosimile Giuseppe Conte campione di progressismo? “Indubbiamente mi chiedo se il distacco fra Pd e 5 Stelle sia stato proprio perché costretti. I 5 Stelle sono stati la causa principale del crollo del governo Draghi, altrimenti il Pd avrebbe fatto un’alleanza strutturata. Sono stati costretti a prendere atto dell’evidenza. E io credo questo sia stata una grande occasione sprecata da parte del Partito Democratico”.

Sul profilo di Giorgia Meloni. Se sarà lei la prossima premier, giovane donna, di destra: “Io spero ardentemente di no e lavorerò insieme a tanti altri affinché non sia così. Ma se gli italiani decideranno che è così, rispetterò il presidente del Consiglio e il mio Paese, come ho fatto con tutti gli altri. Non sono d’accordo sull’allarme del neofascismo. Giorgia Meloni è stata già al governo in uno dei peggiori governi della Repubblica dal 2008 al 2011. Un governo che ha alzato la pressione fiscale di 0,2 punti percentuali. Fonte Istat. Quindi uno che sta in un governo che ha alzato le tasse non so che credibilità abbia nel dire le abbasseremo. Fra l’altro sparando cifre a caso. Però rispetto i miei avversari politici, faccio loro un in bocca al lupo per le elezioni. Una democrazia sana deve funzionare così”.

Il commento su Guido Crosetto, imprenditore, economista molto attento all’asse transatlantico europeista: “Lo stimo. Non sono sempre d’accordo con lui perché nonostante sia una persona ragionevole, ha alcune idee anche in economia che non sempre lo classificano, a mio avviso come liberale, ma sicuramente avercene come Guido”.
Si conclude su Giulio Tremonti che si definisce un liberal socialista e emerge tra i nomi del prossimo governo: “Un professore di diritto tributario. Mi piace sempre parlare con lui. Ci stimiamo, credo. Non ho un gran giudizio della sua attività passata di governo. Anche lui è stato parecchie volte al governo, parecchie volte ministro dell’Economia in governi che non hanno fatto bene. È sicuramente una persona di sicuro spessore intellettuale. Preferirei continuare a discutere di economia e di altre cose quando lo incontro. Politicamente per me fa parte di una stagione finita”.

Sugli sviluppi del polo centrista, Marattin: “Non lo chiamo neanche centro perché sono convinto che le se categorie non siano più neanche destra e sinistra è evidente che non c’è neanche un centro. Il che non vuol dire che siamo tutti uguali. Siamo molto più diversi di prima, ma le categorie politiche non sono più quelle. Perché la destra, quella che tutti chiamate destra, sta facendo le battaglie, sia il deficit, sia la stampa di moneta, non la concorrenza, no alle imprese, sì ai prepensionamenti indiscriminati, sì alle imprese pubbliche. Questi sono i Cobas. Di converso, la sinistra quando è stato segretario del PD le battaglie erano più concorrenza, meno tasse, magistrati e sindacati non hanno sempre ragione. Si sono mischiate le cose. Ora la competizione è fra populisti e chiusuristi che pensano che la competizione sia a livello nazionale e aperturisti liberali. Il mondo ha avuto uno shock con la globalizzazione, un po’ come accadde con la rivoluzione francese da cui non a caso nacquero le categorie destra e sinistra. Ora la globalizzazione crea nuove categorie tutte da costruire ma che gli italiani già conoscono. La domanda politica è più avanti dell’offerta politica. Se queste elezioni tengono il passo della domanda possono riservare grandi sorprese”.

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