Fatela Finita - 11 Marzo 2022

Liguori: “Basta distinzioni tra migranti economici e profughi, sono tutti profughi di qualche guerra”

Per la rubrica ‘Fatela Finita’ la giornalista Hoara Borselli punzecchia il direttore Paolo Liguori sul tema del flusso dei migranti ucraini e migranti economici in arrivo in Italia sollevato alla Camera dalla leader di FdI Giorgia Meloni.

H.B. – Questa guerra ha aperto anche un altro dibattito portato alla Camera da Giorgia Meloni che ha detto: “Parliamo chiaramente, sgombriamo il campo dall’ipocrisia. Dobbiamo fare una distinzione tra quelli che sono veramente rifugiati della guerra ucraina e i migranti economici”. Si distinguono dal fatto che i rifugiati di guerra sono donne e bambini, mentre i migranti economici sono uomini in età da lavoro. Secondo la leader di FdI è giusto accogliere ma è giusto anche rimpatriare chi non ha diritto.
P.L. – Non la penso così, questa guerra è utile perché ci fa capire che tutti quelli che vengono da noi sono profughi di qualche guerra. Quella in Ucraina la vediamo e ci riguarda da vicino perché tocca le fonti energetiche, altrimenti ce ne infischieremmo anche di quella come ci siamo infischiati di otto anni di guerra in Donbass. Anche i profughi che arrivano dalla Siria, dall’Afghanistan, dal Nord Africa scappano dalle guerre. Guerre di sterminio delle popolazioni, dei bambini, che muoiono di fame, di stenti a decina e centinaia. Non sono uguali perché hanno un colore della pelle diverso? Allora facciamola finita.
H.B. – Non è una questione di essere disumani e non voler accogliere, è che noi abbiamo visto che c’è lassismo di accoglienza, un problema di integrazione e quindi c’è un problema da risolvere e come lo risolviamo?
P.L. – Dobbiamo fare in modo che queste persone devono avere degli alloggi, devono essere sostentate e devono avere lavoro, quindi anche gli uomini. Inoltre, abbiamo perso un milione di persone tra gli italiani che sono andati via e quelli che non sono nati. Come tutti i Paesi importanti se vogliamo svilupparci abbiamo bisogno di moltissimi profughi.
H.B. – Pensare a una politica che disincentivi gli italiani ad andare fuori non la consideriamo?
P.L. – Gli italiani che vanno fuori hanno voglia di farlo perché trovano del lavoro che in Italia non trovano. Determinati tipi di lavoro che sviluppano la carriera che non trovano nel nostro Paese perché siamo arretrati e questa arretratezza la cerchiamo di far pagare trattenendo quelli che vogliono andare via: ‘la fuga dei cervelli’. Ma i ‘cervelli’ non hanno patria, vanno in giro per il mondo. Invece troviamo i senza casa nelle nostre città e l’unica cosa che facciamo è rendergli la vita difficile perché? Perché non sono ucraini?
H.B. – Non bisogna fare distinzioni. Un profugo è un profugo ma non raccontiamoci che gli italiani vanno all’estero solo perché hanno una velleità di girare il mondo quando sappiamo benissimo che la maggior parte fugge dall’Italia per guadagnare uno stipendio.
P.L. – Da noi gli offrono dei lavori che sono inadeguati, che fai li incateni a fare quei lavori? Conosco molti ragazzi che sono andati all’estero a lavorare, non si lamentano, fanno carriera e progrediscono.
H.B. – Sentendo questa mi viene dal cuore, ma fatela finita!

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