Storie - 11 Novembre 2022

Tori e Lokita arriva al cinema, dal 24 novembre il nuovo lavoro dei fratelli Dardenne

Leggevo in un’intervista durante Cannes che in qualche maniera era stato Le Jeune Ahmed ( L’età giovane) che vi aveva portato a Tori e Lokita. Potremmo definirlo dunque un percorso che state facendo?

Luc: Allora, sì è vero sicuramente ma dobbiamo dire che Le Jeune Ahmed, questo ragazzino di 12 anni, effettivamente sì ci ha dato un po’ di ispirazione ma in realtà non c’è un vero e proprio rapporto fra i due. Perché, chiaramente noi qui per la prima volta mettiamo insieme in scena questi due ragazzi di età diverse e anche con delle fisicità molto diverse e quindi la grande sfida è stata proprio quella di riuscire a porli insieme all’interno delle riprese nel modo più corretto possibile.

Il messaggio del film è universale ma si sente che vi state rivolgendo soprattutto all’Europa ed all’Italia, con il riferimento alla canzone Alla Fiera dell’est, segno del passaggio dei due ragazzi anche nelle nostre terre. C’è la volontà di ricordare a noi europei che spesso siamo fermi a guardare?

Jean-Pierre: Penso proprio che forse uno dei messaggi che questi film realisti, se vogliamo chiamarli così, è dare vita a due persone, a due individui e non la comunità dei migranti che fa così tanta paura e che spesso è vista dagli altri come pericolosa. Credo quindi che in qualche modo questo cinema voglia creare una sorta di dialogo silenzioso tra Tori e Lokita e fra Tori e Lokita e gli spettatori, di modo che si riesca in qualche modo a dare vita a due individui su scena.

C’è poesia e concretezza nel legame fraterno tra Tori e Lokita ma non c’è romanticizzazione degli avvenimenti perché sarebbe stato, immaginiamo, come tradire la realtà. Come avete giocato su questi due piani?

Luc: Sì, effettivamente noi possiamo dire che in questo film c’è il lato oscuro, la clandestinità, la legge del più forte, il vivere o morire, la disuguaglianza, lo squilibrio. Poi, però, c’è anche l’aspetto avventura che è rappresentato un po’ da Tori che è quello che si muove continuamente, che cerca sempre di trovare la via d’uscita e che ci fa sempre sperare, pensare che ci sia un finale positivo per questi due personaggi. Di fronte a questo movimento, bisognava anche portare la verità, la realtà in tutta la sua crudezza e tragicità.

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