Hoara s'è destra - 4 Agosto 2022

Suicidio assistito di Elena, Borselli: “Un Paese libero permette ad una persona di scegliere di morire. Sempre”

La vicenda: Elena ha scelto di morire in Svizzera per il suicidio assistito, Marco Cappato rischia 12 anni di carcere.
Andiamo per ordine. Elena, veneta, 68 anni, malata terminale per un tumore maligno al polmone aveva pochi mesi o giorni di vita. I medici le avevano prospettato che il percorso sino alla morte sarebbe stato sicuramente doloroso. Elena ha detto: “Io voglio morire. Voglio scegliere rispetto al momento della mia morte”.

Sappiamo benissimo che in Italia questo non è possibile perché in Italia è si contemplato il suicidio assistito solo quando esclusivamente il malato si trova in uno stato vegetativo ed è tenuto in vita soltanto da macchinari. In Italia, non si può decidere o scegliere di porre fine alle sofferenze in maniera volontaria.

Quindi, Elena si è dovuta trasferire in Svizzera. Su questo sappiamo che Marco Cappato, da sempre, con grande spirito di abnegazione, sapendo anche benissimo di rischiare 12 anni di carcere per quella che viene definita una sorta di disobbedienza civile.

Prima di andare in Svizzera, Elena ha lasciato un videomessaggio estremamente toccante dove ha detto “Voglio essere libera di scegliere quando morire. Mi sarebbe piaciuto poterlo fare in casa, stringendo la mano a mia figlia, a mio marito. Ma questo non mi è stato possibile. Quindi devo andare a morire da sola in Svizzera”.

Questo è accaduto. Elena ci ha lasciati. Vogliamo però porci questo interrogativo: in un Paese che si definisce libero, dove la libertà è un diritto sacrosanto, siamo o meno liberi di decidere come vivere e come morire? È giusto che possano esserci una legge che stabilisca che una persona possa scientemente, nella propria facoltà di intendere e volere, decidere di porre fine alle proprie sofferenze?

Di Hoara Borselli

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