Hoara s'è destra - 24 Giugno 2022

Paragone: “M5s e Lega incapaci di rispondere alle esigenze del Paese. Di Maio? E’ partito con Casaleggio e ora sta con Tabacci”

Gianluigi Paragone, leader di Italexit, intervistato da Hoara Borselli per la rubrica de Il Riformista “Hoara s’è destra”.
Tanti i temi toccanti, dalla spaccatura interna al M5s alla condizione dei lavoratori nel nostro Paese.

“Siamo in una fase di delirio politico, – esordisce Borselli – c’è una forte spinta centrista, ma al centro, ci sono i
voti oppure no?”.

“Credo che i voti non ci siano. Perché maggiore sarà la tensione nel Paese maggiore sarà la spinta dei cosiddetti centri moderati,
che però in questo caso saranno spinti verso decisioni più radicali. Penso che i vincitori delle scorse elezioni non siano stati in grado
di rispondere alle esigenze del momento, ma le istanze sono sempre le stesse, e non è costruendo un contenitore centrista che ottieni i voti”.

Lo strappo di Di Maio è stato fatto per un calcolo meramente politico?

“Di Maio è partito da Casaleggio e arrivato a Tabacci. Il calcolo c’è, ma c’è anche una regia dietro questa operazione centrista. Di Maio era il leader del M5s, che prese il 33% con una narrazione antisistemica, contro l’Europa, contro i vaccini. Ha detto tutta una serie di cose di cui ora dovrà rispondere”.

“Tu sei da sempre dell’Idea che l’Italia debba uscire dall’Europa. Facendo così molti sostengono che si rischi il declino…”

“Ce lo dicono i dati che non è vero. Voglio ricordare la frase di Romano Prodi, che disse: “Lavoreremo un giorno in meno ma guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più”. Bene, andate a chiedere agli italiani com’è la loro busta paga, andate a vedere come si è sfaldato l’impianto dei diritti di lavoro. Nessuno parla più di piena occupazione, nessuno mette gli imprenditori in grado di poter assumere. Oggi si parla di salario minimo, ma nella nostra Costituzione c’è già. Noi siamo passati dallo statuto dei lavoratori al Jobs Act, mettendo al centro, al posto
dei lavoratori, il lavoro stesso”.

“In molti affermano che il Reddito di cittadinanza disincentivi il lavoro. Sei d’accordo?”

“Per decenni abbiamo sfaldato la cultura del lavoro. Abbiamo detto che il lavoro prescinde dalla fatica, dal sudore e quindi i nostri figli arrivano impreparati.
Il problema del salario c’è, esiste, così come esistono gli imprenditori furbi. Ma esistono anche coloro che non lo sono. Il reddito di cittadinanza, come linea di principio va difeso. Perché un Paese vero, maturo, responsabile, deve mettere chiunque nelle condizioni di partire (o ripartire). Il problema, però, è che la corsia d’emergenza è diventata la carreggiata, perché non ci sono i controlli, controlli che andrebbero effettuati a tappeto”.

“Cambiamo pagina e parliamo di guerra. L’Italia deve sostenere l’Ucraina. Sull’invio delle armi come ti poni?”

“Noi abbiamo votato contro l’invio delle armi, per un motivo anche di posizionamento politico. La pace, comunque, non è che la ottieni se l’Italia non manda le armi in Ucraina. Di contro, però, i cittadini italiani stanno risentendo le politiche che questi signori, telecomandati dagli Stati Uniti, stanno attuando. Quindi noi soffriremo sempre di più per siccità, gas, costrizione dei mercati energetici, per le sanzioni. Ebbene, le sanzioni fanno peggio all’economia italiana. Ma poi, servissero a qualcosa…non è che le nostre sanzioni porteranno alla pace. L’unica soluzione, per mettere fine alla guerra, è la negoziazione. Purtroppo bisogna
prendere Putin e ‘dividere’ l’ucraina. Perché Putin sta vincendo. La stampa italiana, per mesi, ha parlato solo della resistenza Ucraina e dell’impossibilità dell’esercito russo di penetrare in quelle zone.
Alla fine non era vero, e la Russia sta vincendo. Zelensky sta giocando una partita comandata dagli Stati Uniti, che ha tutto l’interesse di piegare la Russia (per ragioni storiche).

Abbonamenti

Sfoglia, scarica e leggi l'edizione digitale del quotidiano(PDF) su PC, tablet o smartphone.

ABBONATI SUBITO