Tv - 17 Maggio 2022

Ucraina, Sansonetti su processi a prigionieri russi: “Giudicati in uno stato di guerra da un paese nemico, follia”. Lite col vice di Rep

Ospite di Quarta Repubblica, condotto da Nicola Porro su Rete 4, al commento del direttore de Il Riformista Piero Sansonetti sulle dinamiche fumose di un processo ad un militare russo, accusato di aver ucciso un civile in Ucraina, il vicedirettore del quotidiano Repubblica Stefano Cappellini ha chiesto se avesse seguito con attenzione il video.

Sansonetti ha dunque rigirato la domanda allo stesso Cappellini: “Hai mai sentito in Italia un avvocato della difesa che dice esserci prove robuste contro il militare? Esistono gli avvocati dei rei confessi, certo. Ma non gli avvocati in uno stato di guerra, giudicati da uno stato nemico. Questa è una follia. Non c’è nessun diritto”.

“Davvero puoi credere che questo sia un processo regolare – Prosegue il direttore Sansonetti verso Cappellini – Tu trovami degli avvocati difensori che dicono ci siano prove robuste contro l’assistito. È ovvio che questo non è un processo”. Secondo Cappellini le affermazioni sarebbero “Strampalate”. Di qui l’alterco.

“Questo è un processo che non si può fare quando la guerra è in corso. Un processo che deve essere fatto da un tribunale internazionale, che esiste e deve giudicare i crimini di guerra. È un processo che va fatto con tutte le agenzie”. Sansonetti pone dunque l’accento sulla mancanza di garanzie per gli accusati, ragionando sul paradosso: “Se sei in guerra con la Svizzera, processi lo svizzero?”.

“In Italia – prosegue con l’argomentazione il direttore Sansonetti – nel 1945 quando ci furono i processi ai fascisti, il grandissimo giurista Carlo Arturo Jemolo disse che quei processi erano illegali perché non c’erano le garanzie, perché non erano reali processi”. Come si concluse l’annosa questione: “Ci pensò Togliatti che fece l’amnistia”.
Sul processo in corso in Ucraina, Sansonetti ammette sconforto a chi crede che questo sia un processo regolare e pensa siano rispettati i diritti dell’imputato, anche sapendo che processi analoghi sono condotti dalla controparte russa.

Cappellini controbatte: “I russi non hanno bisogno della guerra per fare processi farsa. Stasera sei sopra le righe, ti devi calmare”. Dunque, il direttore de Il Riformista Sansonetti: “Mi hai già interrotto cinque volte. Ho capito che devi seguire la linea di Repubblica. Ma per una volta pensa con la testa tua”.

A corroborare le posizioni del direttore, Vittorio Sgarbi: “Il mio punto di vista è perfettamente coincidente con quello di Sansonetti che ha tutte le ragioni del mondo. Vedere quel piccolo soldato bambino in una gabbia di vetro e umiliato, dà il senso di una violenza veramente nazista. È qualcosa di intollerabile. Che lo facciano gli ucraini. Che lo facciano i russi. Non si fa. Non si processa rispetto ai crimini internazionali, che non deve decidere l’Ucraina, un ragazzo in quelle condizioni per essere stato in una situazione di guerra, anche condotto a fare un’azione sbagliata”.

Prosegue Sgarbi sul processato: “Può darsi che l’abbia fatta. Ma è una tale umiliazione che vorrei vedere se dovesse patirla Cappellini o qualcuno che è lì impotente. Un piccolo russo, prigioniero di Zelensky, costretto a dire quello che vogliono loro. È intollerabile. È una violenza veramente fascista. Poi quando tutto sarà finito si processeranno i criminali di guerra. Processino Putin non quel ragazzino, che è una vittima”.

La contro-risposta di Cappellini: “Con Sansonetti siete d’accordo anche nei decibel”. Sgarbi: “Vai a c***re!”. Prosegue Cappellini: “Si tratta di un ragazzo di 21 anni che è entrato in un paese. Ha sparato e ucciso un civile. È stato preso e viene processato. Questo non significa che stiano facendo la Norimberga della guerra. Questo è il punto dove casca il ragionamento. Qui c’è un esercito straniero che è entrato in un paese, violando ogni regola di diritto internazionale. Uccide i civili”. Sull’accusato in questione: “Lo prendono. Che fanno non lo processano?”. Prosegue: “Poi devo sentire ‘Eh ma lo fanno anche i russi in patria’. I russi non hanno bisogno della guerra. Lì si viene processati per la propria opinione. Si viene avvelenati”.

Sul processo conclude Sansonetti: “Tutto questo forse. Vorrei vedere le prove. Questo viene processato dai suoi nemici”.

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