News - 11 Marzo 2022

Ucraina, Simone Crolla: “Sanzioni più dure per evitare guerra che nessuno vuole”

Simone Crolla, a capo dell’American Chamber of Commerce in Italia, è stato ospite della rubrica SottoTorchio, condotta da Aldo Torchiaro. E’ stata l’occasione per fare un punto anche sugli scenari internazionali: “L’unica alternativa che abbiamo a una guerra che nessuno vuole, si chiamano sanzioni. Per questo devono essere applicate con rigore, anche se come sempre ogni sanzione finisce per pesare sui due soggetti, sanzionatore e sanzionato”, dice.

Le aziende rappresentate in Italia dalla Camera di commercio Usa sono oltre duemila. “Brand che vogliono sempre più far pesare la loro responsabilità sociale di impresa sui temi della sostenibilità, dell’inclusione, della pace”, fa notare Crolla. Che inquadra la preoccupazione degli Stati Uniti e dell’Europa così: “Siamo davanti a una vera e propria ‘info war’, una guerra in parte ibrida che affianca la campagna militare con una guerra di propaganda, di disinformazione che non arriva mai nella maniera corretta. Giustamente i grandi network americani e anche i social media hanno deciso di interrompere la pubblicazione di notizie che arrivavano dalla Russia perché non raccontavano la verità dei fatti. Questa è una ritorsione economica a doppio senso, come dicevamo: penalizza anche la raccolta pubblicitaria e quindi anche degli investimenti che si facevano sul territorio russo da parte di questi colossi dei media americani”.

“Il commercio internazionale è legato ad alcune semplici regole: stabilità, libertà, democrazia, trasparenza, assenza di corruzione e naturalmente di conflitti armati”. Queste regole di base valgono per tutto il mondo, a sentire Crolla: “Anche la Cina, chiamata impropriamente in causa, è contrariata. Non aveva alcun interesse a far nascere questo conflitto, anzi. Credo farà di tutto per spegnerlo”, dice il rappresentante dell’American Chamber. “Ora la priorità è dare una mano all’Italia per l’indipendenza energetica dalla Russia”, conferma Crolla. “Una priorità su cui gli Stati Uniti d’America sono già sollecitati: la ricerca, l’interscambio, il commercio con i nostri partner che producono ed esportano gas e petrolio è stata accelerata. Ci sono pochi rigassificatori, in Italia. E’ vero. Ma gli Usa hanno navi-cisterne che possono gassificare il gas liquido durante il trasporto. Ci sono soluzioni, credo che ora la politica e le istituzioni italiane debbano prendere decisioni importanti”.

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