Napoli - 30 Dicembre 2021

Pupetta Maresca canta ‘O bene mio’ nel film ‘Delitto a Posillipo’

Dall’omicidio per vendicare il marito, quando aveva appena 20 anni, al parto nel carcere di Poggioreale pochi mesi dopo. Dal cinema alla relazione con il boss dei due mondi, Umberto Ammaturo,  alla scomparsa del figlio per lupara bianca alla sfida a Raffaele Cutolo e al suo esercito mentre gestiva dei negozi di abbigliamento a Napoli.

La vita di Pupetta Maresca, all’anagrafe Assunta, ma ribattezzata così in senso affettivo dai familiari, è stata fonte d’ispirazione per scrittori e registi. Madame camorra, come è stata ribattezzata dai francesi di Le Figaro, è morta nella serata del 29 dicembre nella sua abitazione di Castellammare di Stabia, sua città natale. Era malata da tempo. A nulla sono valsi i soccorsi dei sanitari del 118. Il prossimo 19 gennaio avrebbe compiuto 87 anni. Su di lei fu prodotta anche una fiction con Manuela Arcuri protagonista. Da ragazza aveva anche vinto un titolo a un concorso di bellezza.

Nata in una famiglia di contrabbandieri, soprannominata Lampetielli, Pupetta è stata protagonista fin dalla giovane età di episodi eclatanti. Nel 1955 sposò Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola per la sua stazza. Era uno dei guappi del mercato ortofrutticolo di Napoli che all’epoca fruttava guadagni vertiginosi. Al matrimonio, celebrato in pompa magna il 27 aprile 1955, partecipò come testimone anche Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, che sarà poi il mandate appena 80 giorni dopo (15 luglio) dell’omicidio di Pascalone, ammazzato in corso Novara a Napoli.

La vendetta dopo l’omicidio del marito: “Legittima difesa”

Prima di morire Pascalone riferì alla giovane moglie il nome di Esposito in qualità di mandante e il 4 ottobre successivo, altri 80 giorni dopo, Pupetta consumò la sua vendetta sempre nei pressi della stazione centrale di Napoli dove arrivò a bordo di un taxi in compagnia dei suoi fratelli. In quella circostanza Maresca ha raccontato che Esposito si avvicinò armato verso l’auto. “Io avevo ucciso per amore, cioè per vendicare il mio uomo, e per non essere ammazzata, non soltanto io, ma anche il bambino che portavo in grembo. Cioè, avevo sparato per legittima difesa” ha raccontato la donna in una recente intervista a Giovanni Terzi su Libero. “Sul corpo di Esposito furono trovati altri colpi di pistola oltre a quelli che avevo sparato io. Chi furono quelli che gli spararono? Non è stato mai provato che fu proprio la mia pistola ad ucciderlo”.

Per quell’omicidio Pupetta venne arrestata pochi giorni dopo e a gennaio partorì in carcere Pasqualino (poi scomparso negli anni ’70). Doveva scontare una condanna di 13 anni e 4 mesi (con l’attenuante della provocazione) più l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ma fu graziata dopo oltre dieci anni di detenzione. Nel 1967 ebbe un’esperienza come attrice cinematografica interpretando il ruolo della protagonista nel film Delitto a Posillipo, diretto da Renato Parravicini, vagamente ispirato alla sua vita ed in particolare alla vicenda giudiziaria che l’aveva resa nota e portata in carcere. Nel film è doppiata da Rita Savagnone, ma canta con la propria voce la canzone ‘O bbene mio’, scritta da lei. Anche il regista Francesco Rosi si ispirò a lei nel film “La Sfida” (1958).

Abbonamenti

Sfoglia, scarica e leggi l'edizione digitale del quotidiano(PDF) su PC, tablet o smartphone.

ABBONATI SUBITO