Le storie di Ugo e Davide, parlano i papà: "I carabinieri che li hanno uccisi non pagano"

Inserito il 15 aprile 2021
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"Non abbiamo più un figlio, ucciso da un carabiniere, ma passiamo come i carnefici di questa vicenda. Chiediamo verità ma ci attaccano dicendo che siamo camorristi”. A un anno di distanza dalla morte di Ugo Russo, ammazzato a 15 anni da un carabiniere libero dal servizio nel corso di un tentativo di rapina con l’utilizzo di una pistola giocattolo, papà Vincenzo continua a non darsi pace per le lungaggini investigative e per le polemiche sul murales dedicato alla giovane vittima nei Quartieri Spagnoli.

Gli fa eco Giovanni Bifolco, papà di Davide, il 17enne del Rione Traiano ammazzato anni fa da un carabinieri nel corso di un inseguimento. Due vicende diverse ma accomunate dallo stesso drammatico epilogo. “Lo Stato è l’elefante e noi siamo la formica – dice Giovanni – bisogna continuare a lottare per chiedere giustizia. Mio figlio è stato ucciso perché stava su un motorino senza assicurazione, era disarmato. Ugo ha commesso un reato che non va però pagato con la morte”.

LA DUE VICENDE – Davide Bifolco e Ugo Russo sono entrambi figli dei luoghi abbandonati dallo Stato. Il primo ucciso a 16 anni nel Rione Traiano, la notte del 5 settembre 2014, al termine di un inseguimento con una gazzella dei carabinieri. Davide, insieme ad altre due persone, era in sella a uno scooter che non si fermò all’alt dei militari e venne successivamente speronato. Tentò la fuga a piedi e, mentre era a terra, venne raggiunto da un proiettile al petto partito dalla pistola d’ordinanza di un carabiniere, all’epoca poco più che trentenne. Davide non era armato, era su un “mezzo” senza assicurazione e con a bordo, secondo la tesi degli investigatori, un ragazzo (Arturo Equabile) ricercato per reati contro il patrimonio. Il militare che lo ha ucciso nel 2018 è stato condannato in Appello a due anni con pena sospesa per omicidio colposo.

Ugo Russo, nato e cresciuto nei Quartieri Spagnoli (zona ‘periferica’ del centro di Napoli) è stato ucciso a 15 anni il primo marzo 2020. A sparare un carabiniere libero dal servizio nel corso di un tentativo di rapina. Ugo, che impugnava una pistola scenica di ferro e – secondo quanto accertato successivamente da medici e forze dell’ordine – era già in possesso di un orologio d’oro e una catenina, voleva impossessarsi del rolex che il giovane militare di 23 anni (in servizio da pochi mesi a Bologna) aveva al polso. Così si è avvicinato alla Mercedes, ha puntato la pistola contro il carabiniere, che si trovava in auto con la fidanzata, provocando la reazione di quest’ultimo. Tre i proiettili partiti in rapida successione dalla sua arma d’ordinanza. Il primo ha raggiunto Ugo al torace, il secondo alla nuca, il terzo, rivolto contro il complice di 17 anni, non è andato a bersaglio. Il militare, originario dell’area flegrea di Napoli, è al momento indagato per omicidio volontario ma dopo un anno non si sa nulla delle indagini: l’autospia, gli esami balistici e le eventuali immagini della telecamere di videosorveglianza non sono ancora stati resi pubblici. Dopo la morte di Ugo si sono vissute scene di ordinaria follia: dal pronto soccorso dell’ospedale dei Pellegrini sfasciato da parenti e amici della giovane vittima agli spari all’esterno del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli ad opera di due persone a bordo di uno scooter. Tutte successivamente identificate e destinatarie di misure cautelari e nel novembre scorso (2020) sono arrivate le prime condanne al termine del processo di primo grado.

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