La scuola è chiusa? Niente paura, c'è l' Homeschooling: “Insegniamo in famiglia a partire dagli stimoli del bambino”

Inserito il 1 dicembre 2020
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Mentre le istituzioni, in preda al panico e all'imbarazzo, cercano di trovare il bandolo della matassa per porre un freno al caos che sta imperversando nelle scuole, tra chiusure regionali e una didattica a distanza che nei fatti funziona solo sulla carta, c'è chi ha deciso di fare da sé. E' il caso di Chiara Corradi, educatrice ambientale - un cuore napoletano che tradisce un accento del nord -  che ha deciso di abbracciare la filosofia dell'Homeschooling, vale a dire dell'educazione parentale impartita tra le mura domestiche e in altri luoghi che non siano le classi convenzionali. I percorsi di Homeschooling possono coprire l'intero arco dell'istruzione, ma in prevalenza le esperienze che si stanno diffondendo, almeno nell'aria della Campana, riguardano prevalentemente  i bambini della scuola primaria e delle scuole medie. Per loro l'attività didattica  viene svolta grazie ai genitori, ai parenti o a persone incaricate, che armati di pazienza e di tempo, praticano la filosofia della “scuola diffusa” impartendo lezioni all'aria aperta, nei luoghi d'arte o in libere associazioni di Homeschooling.

Gli studenti potranno poi  sostenere, in maniera del tutto legale, gli esami da privatista per ogni singolo grado di istruzione. La soluzione “at home” non è sempre praticabile da tutte le famiglie, per ovvi motivi di tempo o per mancanza di preparazione didattica specifica, ma esistono tuttavia delle associazioni di homeschooling, come l'associazione Semenza, nelle cui sedi mamma Chiara ci ha ospitato, in cui home teachers e  scolari possono incontrarsi per svolgere attività collettive, ricreative e formative, previo accordo con i genitori. “L'Homeschooling è per me una scelta di vita”, ci confessa Chiara.  “L'istituzione scolastica negli ultimi anni è diventata un contenitore troppo angusto per la  personalità e libertà dei  bambini, e l'istruzione, così come viene erogata, è fortemente caratterizzata da un'impronta omologante, limitante e poco arricchente”. Il Coronavirus non ha fatto che peggiorare  le cose. “Se prima andare alle elementari significava entrare in relazione con tanti bimbi, ora le modalità con cui hanno scelto di affrontare l'emergenza  fanno si che proprio l'elemento relazionale ed empatico venga messo in crisi”. Ma come affrontare praticamente l'insegnamento a casa? Gli approcci possono essere svariati. Chiara ha scelto di avere come riferimento sempre e comunque i programmi - c'è da dire vaghi - che il ministero propone per i singoli gradi di istruzione, affidandosi ai riferimenti forniti da una scuola d'appoggio. “Ciò che funziona di più è però una modalità di trasferimento dei saperi che prenda le mosse  dai gradi di piacere manifestati dallo studente: si parte dai suoi interessi e dalle sue curiosità primarie , da assecondare per traghettare pian piano il bambino in un percorso esperienziale multidisciplinare, per poi accostarsi ai programmi e ai canoni , così da consolidare le cosiddette “basi” che si ritengono imprescindibili e che vanno sicuramente acquisite nei primi anni dell'età scolare. Arrivare agli argomenti a partire dagli stimoli che partono dal bambino stesso: l'impronta montessoriana di Chiara è presto svelata. Le attività di Homeschooling che ruotano attorno all'associazione Semenza hanno tutte un profilo ludico, creativo e pratico, tenendo il più possibile lontana la teoria e le astrazioni, sempre nell'orizzonte di obiettivi prefissati rispetto alle singole materie, anno dopo anno. “Non c'è paura di perdere le relazioni, se in luogo dell'istituzione scolastica con classi preconfezionate la relazione viene piuttosto recuperata in maniera libera, responsabile e coordinata dai genitori, incontrandosi nell'arco dell'anno, con cadenza periodica, facendo confrontare ciclicamente gli altri bambini homeschooler e promuovendo il dialogo e una frequentazione costante, così da costruire dei momenti di didattica collettiva, privilegiando, a seconda delle età, piuttosto chegli ambienti chiusi, i luoghi all'aria aperta e i siti d'arte, che nella nostra città di certo non  scarseggiano”.

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