Il boss Petrone torna in carcere, familiari in protesta: "Sta male, Poggioreale lo ucciderà"

Inserito il 23 ottobre 2020
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Dopo appena una settimana agli arresti domiciliari, torna in carcere Francesco Petrone, 43 anni, ritenuto dagli investigatori e dalle relazioni semestrali della Direzione Investigativa Antimafia boss del Rione Traiano, la principale piazza di spaccio a cielo aperto della città di Napoli.

Detenuto dal 31 gennaio 2017, lo scorso 24 aprile, in pieno lockdown, Petrone, detto anche 'o nano, viene colpito da una ischemia cerebrale e ricoverato in gravi condizioni al Cardarelli. Dopo due mesi in ospedale, lo scorso 23 giugno gli vengono concessi i domiciliari e viene trasferito in un centro per la riabilitazione a Furoigrotta. Venerdì scorso, 18 settembre, torna a casa dopo la concessione degli arresti domiciliari.

Una decisione che ha fatto scattare subito l'allarme tra gli investigatori. "I carabinieri - spiegano i familiari - si sono presentati il giorno dopo a casa, lo volevano arrestare ma hanno visto che era in condizioni gravi e non si sono assunti la responsabilità". Petrone, infatti, dopo un terribile incidente avvenuto nel 2014, ha riportato danni permanenti. "In carcere prendeva 12 pillole al giorno, è rimasto spastico, invalido al braccio destro, con una placca cranica e soffre di apnea notturna (ripetute interruzioni dell’attività respiratoria durante il sonno, ndr)” raccontò la moglie, Carmen D'Angelo, in una intervista rilasciata mesi fa al Riformista.

"Questa mattina dopo le pressioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, il giudice ha disposto il ritorno in carcere perché, secondo loro, Petrone può essere assistito anche dal punto di vista sanitario" raccontano i familiari di 'o nano, assistito dal legale Leopoldo Perone.

In queste ore è in corso il trasferimento nel carcere di Poggioreale. "Stiamo andando lì fuori per protestare" raccontano i suoi più stretti parenti. "Non è normale che una persona allettata, dopo mesi in ospedale e in riabilitazione, torni in carcere. Necessita di assistenza h24. Noi non vogliamo tenerlo a casa, vogliamo solo che venga assistito in strutture adeguate perché non sta bene".

"E' dimagrito parecchio, ha bisogno di aiuto per lavarsi, per fare i bisogni, per mangiare. Insomma non può stare in carcere, soprattutto a Poggioreale che già sei mesi fa l'ha ridotto in fin di vita. Se adesso resterà lì dentro rischia davvero di morire".

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