Iran, il massacro dei giovani manifestanti: uccisi e chiusi in sacchi di plastica in attesa di riconoscimento
Dall’inizio delle proteste, che si sono diffuse a macchia d’olio in tutte le città dell’Iran, le persone uccise dalle Guardie della Rivoluzione sono almeno 572 (secondo quanto riferiscono gli attivisti di Human Rights Activists News Agency). Di queste, 503 erano manifestanti, 69 agenti delle forze di sicurezza. Ma il numero è assai sottostimato e potrebbe essere cinque-sei volte più grande. Dai video che circolano nelle ultime 24 ore, emerge un numero imponente di vittime tra i manifestanti. Centinaia quelli chiusi in sacchi neri e scaricati all’interno e all’esterno dell’obitorio di Teheran tra la disperazione dei familiari costretti a riconoscerli dai tatuaggi e da altri segni distintivi considerato che molti hanno il volto irriconoscibile dai proiettili esplosi da distanza ravvicinata.
Inoltre sono almeno 10mila le persone arrestate nel corso delle proteste che hanno visto camuffarsi, tra i manifestanti, anche fedelissimi dai pasdaran per deviare cortei e creare imboscate. Dal canto suo il governo iraniano non ha fornito dati complessivi sulle vittime nelle manifestazioni con Associated Press che non è stata in grado di valutare in modo indipendente il bilancio delle vittime, dopo il blocco di Internet e delle telefonate. Grazie a Starlink, filmati e foto della repressioni riescono ad uscire dall’Iran e a raggiungere il mondo occidentale.