25 aprile e libertà di stampa, Torchiaro e Sansonetti: “Di querele temerarie si muore”
Il Partito Radicale in occasione delle celebrazioni della Festa della Liberazione del 25 aprile ha organizzato una manifestazione a Roma sulla libertà di stampa a sostegno di Unità e Riformista, giornali bersagliati dalle querele temerarie. L’iniziativa svolta a in viale Castro Pretorio ha denunciato in particolare la pratica delle querele temerarie, usate per colpire giornalisti, redazioni ed editori con azioni giudiziarie spesso infondate o sproporzionate.
Le querele bavaglio non incidono solo sui processi. Possono produrre costi legali, richieste di risarcimento e pressioni economiche tali da condizionare il lavoro giornalistico. Il risultato è che molte redazioni evitano inchieste e articoli su soggetti capaci di reagire in tribunale. Cristiana Pugliese discute di questi temi con Aldo Torchiaro, giornalista de “Il Riformista” che ha spiegato il meccanismo economico che può mettere in difficoltà i giornali: “Di querele temerarie si muore. I giornali sono oggi il pungiball che viene bersagliato da querele, soprattutto fatte da, chiamiamoli così, potenti: grandi studi legali mossi da grandi imprese, da uomini politici importanti e da magistrati, alti magistrati”. Il problema, spiega Torchiaro, riguarda l’intero sistema dell’informazione: “Le spese e le condanne in sede civile e in sede penale fanno chiudere i giornali. E allora non è un problema di Aldo Torchiaro, di Piero Sansonetti o dell’editore Alfredo Romeo, che pubblica Riformista e Unità: è un problema diffuso”.
La conseguenza diretta è l’autocensura: “Il giornalista si autocensura. Decide che non è prudente scrivere di magistrati o potenti e decide di scrivere di altro, decide di non scrivere”. Sulla direttiva europea del 2024 contro le querele bavaglio, Torchiaro sottolinea il ritardo italiano: “Il Governo non ha messo in agenda i decreti attuativi necessari a recepire la direttiva e questo anche perché la stessa opposizione non ha mai protestato, non ha mai voluto calendarizzare”.